Green Economy

Fermare la distruzione delle aree marine protette: l’appello per vietare la pesca a strascico

La tutela degli oceani è sempre più al centro del dibattito globale sulla sostenibilità. Per questo i rappresentanti di Patagonia insieme a WeMove Europe, Blue Ventures, Blue Marine Foundation, ClientEarth e i partner della campagna Protect Our Catch hanno consegnato al Commissario europeo per la Pesca e gli Oceani una petizione firmata da oltre 250.000 cittadini con un messaggio chiaro: porre fine alla distruzione delle aree marine protette (AMP) vietando la pesca a strascico.

La pesca a strascico: una minaccia per il nostro futuro

La pesca a strascico è considerata uno dei metodi di pesca più distruttivi al mondo. Questo sistema utilizza pesanti reti che vengono trascinate sul fondale marino, causando danni irreversibili alla biodiversità e agli ecosistemi. Non solo questa pratica devasta gli habitat che le aree marine protette dovrebbero conservare, ma contribuisce anche al cambiamento climatico rilasciando carbonio immagazzinato nei sedimenti marini.

Nonostante il loro status di protezione, circa il 60% delle AMP europee è ancora soggetto a pesca a strascico, in alcuni casi in misura maggiore rispetto alle acque non protette. Questo paradosso evidenzia la necessità di una trasformazione radicale delle politiche europee in materia di pesca e protezione ambientale.

Gli obiettivi del Patto europeo per gli Oceani

La petizione presentata fa riferimento al Piano d’Azione per l’Ambiente Marino dell’UE del 2023, chiedendo un’applicazione rigorosa della legislazione esistente. Inoltre, sottolinea l’urgenza di adottare misure concrete in vista della terza Conferenza delle Nazioni Unite sugli oceani, un evento che pone l’Europa sotto i riflettori della comunità internazionale.

Il Patto europeo per gli Oceani riassume una visione collettiva sostenuta da organizzazioni civili, scienziati e legislatori, che invita l’UE a diventare un leader globale nella protezione degli oceani. Tra gli obiettivi principali:
Eliminare gradualmente la pesca distruttiva come la pesca a strascico, nelle aree marine protette.
Ripristinare la biodiversità marina come parte integrante delle azioni per il clima.
Raggiungere il target 30×30, ovvero proteggere almeno il 30% delle aree marine entro il 2030.

Le piccole comunità di pescatori in prima linea

La pesca a strascico non danneggia solo l’ambiente, ma penalizza anche i piccoli pescatori, che rappresentano circa l’80% del totale in Europa e garantiscono metà dei posti di lavoro nel settore. Questi lavoratori, già colpiti dalla concorrenza della pesca industriale, vedono minacciata la loro sopravvivenza economica e culturale.

La campagna è fortemente sostenuta dai cittadini europei. Un recente sondaggio ha rivelato che l’82% delle persone in sette Paesi dell’UE è favorevole a una regolamentazione più severa della pesca a strascico e il 73% si dichiara favorevole a un divieto totale di questa pratica all’interno delle AMP.

Il ruolo dell’Unione Europea

L’Europa ha ora una straordinaria opportunità per dimostrare la sua leadership globale nella protezione degli oceani. Vietare la pesca a strascico nelle aree marine protette non è solo una questione di giustizia ambientale, ma anche di coerenza con gli impegni internazionali sul clima e sulla biodiversità.

Con il supporto di oltre 250.000 cittadini e una vasta rete di organizzazioni ambientaliste, il messaggio è chiaro: è tempo di agire. Solo con un impegno deciso e concreto l’UE potrà garantire un futuro sostenibile per gli oceani, le comunità costiere e il pianeta nel suo insieme.

Redazione Notiziegreen.it

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