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Termini della sostenibilità da conoscere: il glossario per un futuro più consapevole

Ogni anno l’Earth Overshoot Day segna una dolorosa verità: stiamo consumando più risorse naturali di quelle che il nostro Pianeta è in grado di rigenerare. Solo nel 2024, a livello globale, questa soglia è stata raggiunta il 1° agosto, mentre in Italia è caduta il 6 maggio, ben prima della media mondiale. Una data simbolica che dovrebbe farci riflettere su quanto sia urgente rivedere le nostre abitudini.

Ma per diventare davvero parte della soluzione, è fondamentale capire il linguaggio della sostenibilità. Per questo Babbel – l’app che promuove la comprensione reciproca attraverso le lingue – ha realizzato un piccolo “glossario” con una selezione dei termini connessi al consumo delle risorse per analizzare il linguaggio utilizzato per descrivere i principali modelli economici che cercano un equilibrio tra progresso economico e tutela dell’ambiente.

Glossario della sostenibilità: i termini fondamentali da conoscere

Come sottolineano gli esperti di Babbel, mentre aumenta sempre di più la consapevolezza dell’urgenza di agire a difesa del clima, vengono introdotti nuovi termini per descrivere il consumo delle risorse e, soprattutto, vengono sviluppati nuovi indicatori per misurare l’impatto delle attività dell’uomo sull’ambiente.

  • Impronta ecologica (Ecological Footprint): è uno degli indicatori più usati per misurare l’impatto umano sull’ambiente. Calcola la superficie terrestre e marina necessaria per produrre le risorse consumate da una popolazione e assorbire i rifiuti generati, in particolare le emissioni di CO₂.
  • Biocapacità: la biocapacità rappresenta la capacità di un ecosistema di rigenerare le risorse naturali e di assorbire gli scarti (come le emissioni). Insieme all’impronta ecologica, consente di valutare la sostenibilità di un territorio.
  • Deficit ecologico: si verifica quando l’impronta ecologica di una regione supera la sua biocapacità. È il sintomo principale del sovrasfruttamento ambientale.
  • Impronta di carbonio (Carbon Footprint): misura la quantità di gas serra emessi da un’attività, prodotto o individuo, ed è espressa in tonnellate di CO₂ equivalente. È uno degli indicatori principali per valutare il cambiamento climatico.

Economica circolare e rigenerativa: i modelli economici orientati alla sostenibilità

Il modello economico tuttora ancora prevalente si basa su una crescita continua, spesso accompagnata da un utilizzo eccessivo delle risorse naturali e da una scarsa attenzione alle conseguenze ambientali e sociali. Negli ultimi anni, però, stanno emergendo modelli alternativi, che provano a conciliare sviluppo economico e sostenibilità, cercando di ridurre l’impatto sull’ambiente e promuovere un uso più responsabile delle risorse.

  • Doughnut economics: sviluppata dall’economista Kate Raworth dell’Università di Oxford, l’“economia della ciambella” propone una visione alternativa, basata su una crescita economica che rispetta l’ambiente e la società. Il suo nome deriva dalla forma sferica del diagramma che lo rappresenta, formato da due cerchi: quello interno rappresenta i bisogni umani fondamentali di cui ogni persona ha bisogno (come acqua, cibo, salute, istruzione, reddito e lavoro); il cerchio esterno, invece, i limiti ecologici che l’umanità non deve superare per garantire la stabilità dell’ecosistema (tra cui, ad esempio, cambiamento climatico, uso del suolo, perdita di biodiversità, inquinamento atmosferico e riduzione dello strato di ozono).
  • Economia circolare: si tratta di un modello di produzione e consumo che prevede il prestito, la riparazione, il ricondizionamento e il riciclo di materiali e prodotti, con l’obiettivo di estenderne il più possibile il ciclo di vita. Anche una volta che il prodotto ha terminato la sua funzione, i materiali di cui è composto vengono possibilmente reintrodotti nel ciclo produttivo; in questo modo si può rallentare l’uso delle risorse naturali, ridurre la produzione di rifiuti e diminuire l’emissione di gas serra. Si contrappone al modello economico tradizionale, che richiede un grande utilizzo di risorse, e alla strategia dell’obsolescenza programmata dei prodotti.
  • Economia rigenerativa: è una forma di economia circolare che, oltre a promuovere la riduzione degli sprechi e dell’impatto delle attività antropiche sull’ambiente, punta ad un effetto positivo sia a livello ambientale che sociale. Il suo scopo infatti è quello di rigenerare ecosistemi danneggiati, in modo da creare condizioni favorevoli per la vita delle persone. In questo ambito rientra anche il “capitalismo rigenerativo”, ovvero l’attuazione da parte delle imprese di pratiche aziendali che ripristinano le risorse piuttosto che sfruttarle.
  • Wellbeing economy: anziché porre al centro la crescita economica da raggiungere ad ogni costo, l’economia del benessere mette al primo posto la soddisfazione equa dei bisogni umani (come istruzione, salute e sicurezza), nel continuo rispetto dei limiti ecologici del Pianeta; di conseguenza, la definizione di successo si sposta dalla crescita del PIL alla promozione del benessere condiviso.

Redazione Notiziegreen.it

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