Incendi in Italia, nel 2026 bruciati oltre 130mila ettari. I dati del nuovo report Legambiente
Le foreste italiane crescono, ma aumentano anche le pressioni che le minacciano. Incendi, crisi climatica e ritardi nella prevenzione mettono a rischio un patrimonio che, secondo Legambiente, occupa circa 11 milioni di ettari, quasi il 37% della superficie nazionale.
A fotografare la situazione è il nuovo report dell’associazione sulla bioeconomia delle foreste, presentato il 30 ottobre a Roma in occasione del IX Forum Foreste. Il dato più preoccupante riguarda il fuoco: dal 1° gennaio al 15 ottobre 2026, le elaborazioni di Legambiente su dati EFFIS/Copernicus registrano 2.223 incendi e 130.858 ettari percorsi dalle fiamme. Gli aumenti indicati rispetto al 2025 sono, rispettivamente, del 20,5% e del 36%.
Incendi 2026, Sicilia e Sud Italia i territori più colpiti
La Sicilia è la regione che presenta il bilancio più pesante: 71.178 ettari bruciati e 836 roghi. Seguono la Calabria, con 14.359 ettari e 570 incendi, e la Puglia, con 13.649 ettari e 157 episodi.
Il problema riguarda anche altre aree del Paese. In Piemonte risultano percorsi dalle fiamme 5.159 ettari, in Sardegna 5.043 e in Abruzzo 4.594. Nel monitoraggio riportato dall’associazione, la provincia di Bolzano è l’unico territorio provinciale senza roghi registrati.
Sono complessivamente 789 i comuni interessati dagli incendi, il 19% in più rispetto al 2025. Di questi, 494 hanno meno di 5mila abitanti: i piccoli comuni rappresentano quindi il 62,6% del totale.
Particolarmente rilevante è l’impatto sulla biodiversità. Il 28,66% della superficie bruciata, pari a 37.499 ettari, ricade nei territori della Rete Natura 2000, la rete europea dedicata alla conservazione di habitat e specie. Si tratta, secondo Legambiente, di circa 12mila ettari in più rispetto al 2025.
Pianificazione e gestione forestale avanzano lentamente
Alla crescita degli incendi si affiancano i ritardi nella cura del patrimonio boschivo. Secondo i dati presentati al Forum, nel 2026 la pianificazione forestale interessa il 21% della superficie boscosa, mentre la gestione forestale raggiunge l’11%. Entrambe aumentano di tre punti percentuali rispetto al 2025, quando si fermavano al 18% e all’8%.
Per Legambiente il passo resta insufficiente. L’espansione dei boschi, legata anche all’abbandono delle aree rurali e montane, deve essere accompagnata da strumenti di pianificazione, manutenzione e tutela adeguati alle caratteristiche dei territori.
A rendere più complesso il quadro sono siccità, ondate di calore ed eventi meteorologici estremi. Tra le ulteriori pressioni segnalate dall’associazione figurano le specie aliene invasive, come la cocciniglia tartaruga del pino, responsabile di gravi danni alle pinete.
La prevenzione proposta da Legambiente comprende la gestione forestale sostenibile, la manutenzione del territorio e una maggiore attenzione alle zone in cui abitazioni e vegetazione si incontrano. A queste azioni si aggiungono l’aggiornamento dei catasti comunali degli incendi e il monitoraggio satellitare.
La filiera del legno vale 52,2 miliardi di euro
La tutela delle foreste riguarda anche l’economia. Secondo i dati riportati nel comunicato, nel 2025 la filiera bosco-legno-energia ha generato un fatturato di 52,2 miliardi di euro, con 62.100 imprese e 292mila addetti.
L’Italia continua però a importare dall’estero l’80% del legname necessario al proprio fabbisogno. Il prelievo nazionale, riferisce Legambiente, resta poco superiore a un terzo dell’incremento annuo dei boschi.
Da qui la richiesta di un piano industriale nazionale che sostenga le filiere forestali locali e la bioeconomia circolare. Per l’associazione, la valorizzazione del legno deve procedere insieme alla gestione sostenibile, alla tracciabilità e alla conservazione degli ecosistemi.
Un percorso che si lega anche alla crescita della certificazione forestale, già approfondita su Notiziegreen.it, e alla possibilità di riutilizzare e riciclare il materiale lungo più cicli di vita.
Le proposte di Legambiente per il 2030
Dal IX Forum Foreste arrivano tre richieste principali al Governo: certificare almeno il 25% delle superfici forestali, portare la pianificazione almeno al 50% e ridurre del 30% le importazioni di legno entro il 2030.
A questi obiettivi Legambiente affianca la richiesta di piani territoriali di mitigazione e adattamento climatico, maggiori risorse per il settore e interventi per proteggere la biodiversità forestale.
«Dall’Italia ci aspettiamo un serio cambio di passo e un maggiore impegno nella valorizzazione, gestione e pianificazione forestale», dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente.
Antonio Nicoletti, responsabile aree protette dell’associazione, richiama invece la necessità di dare piena attuazione alla Strategia forestale nazionale, rafforzando il coinvolgimento delle Regioni e l’integrazione tra politiche territoriali e settore forestale.
L’attenzione si estende infine al verde urbano. Legambiente rilancerà le richieste sulla cura del patrimonio arboreo in occasione della Giornata nazionale degli alberi del 21 novembre. Dal 20 al 22 novembre, la campagna Festa dell’alberoporterà nei territori iniziative di messa a dimora organizzate dai circoli locali.
