Clima, Greenpeace: urgente un piano biennale per ridurre le emissioni

E’ in corso la COP 22, la conferenza mondiale sui cambiamenti climatici. Gli obiettivi stabiliti dall’accordo di Parigi potranno essere raggiunti solo con una riduzione drastica delle emissioni di CO2. Il 4 novembre è entrato ufficialmente in vigore l’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico, che nell’ultimo anno è stato ratificato da 197 Paesi con il quale i leader di tutto il mondo si sono ufficialmente impegnati a mantenere l’aumento di temperatura entro 1.5°C, ma gli impegni attualmente sul tavolo non permetteranno di raggiungere l’obiettivo.

Il compito dei leader che sono riuniti in questi giorni a Marrakech per la conferenza annuale sul clima (COP 22) è proprio quello di innalzare le ambizioni e mettere in campo provvedimenti concreti per contrastare l’aumento della temperatura globale.  L’UNEP (United Nations Environment Programme ) ha già lanciato l’allarme: se anche tutti i Paesi dovessero confermare il proprio contributo in termini di riduzione delle emissioni, il nostro Pianeta si troverebbe comunque ad affrontare un aumento medio di temperatura oltre i 3°C, circa il doppio di quanto stabilito dagli accordi di Parigi.

Giuseppe Onufrio, Direttore Esecutivo di Greenpeace Italia, ha detto

«Questa differenza tra obiettivi e azioni è un problema che va risolto subito, con tagli delle emissioni più cospicui e veloci per ogni Paese, come evidenziato anche dall’UNEP. Occorre dunque che i governi si impegnino per presentare un piano biennale per una diminuzione delle emissioni più rapida e aumentare il supporto a quei Paesi già oggi gravemente colpiti dagli effetti dei cambiamenti climatici».

Anche se il clima politico ed economico sta cambiando a sfavore dei combustibili fossili, principali colpevoli del riscaldamento globale, il nostro Pianeta sta pagando il prezzo di decenni di politiche energetiche indifferenti al tema del cambiamento climatico.

Nel 2016, le temperature stanno battendo nuovamente tutti i record. La scienza ci dice che i livelli di CO2 hanno ormai definitivamente superato la soglia delle 400 parti per milione, un incremento estremamente preoccupante rispetto ai 280 ppm dell’epoca pre-industriale.

Matteo Nardi

Giornalista ciclista. Scrivo di ambiente e tecnologia