I boschi urbani: come nascono e a cosa servono

“Pozzi di assorbimento di carbonio”: così possono essere definiti i boschi urbani che nelle nostre città assolvono al difficile compito di contrastare i cambiamenti climatici. 

I boschi urbani rientrano nella definizione di “carbon sink”, cioè “attività, processi, o meccanismi di rimozione di biossido di carbonio (CO2) dall’atmosfera”, secondo le indicazioni dell’UNFCCC (United Nation Framework Convention on Climate Change – Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici). 

L’anidride carbonica (CO2) è un composto gassoso naturalmente presente in atmosfera, ma le emissioni causate dalle attività dell’uomo – come l’utilizzo senza limiti dei combustibili fossili –  provocano un aumento eccessivo della concentrazione dei gas ad effetto serra in atmosfera, causando l’innalzamento della temperatura media del pianeta. 

Il compito di smaltire grandi quantità di biossido di carbonio è assolto naturalmente dalla fotosintesi clorofilliana, proprio per questo piantare e preservare foreste da deforestazioni e incendi è uno dei metodi più semplici ed economici per contrastare i cambiamenti climatici. Basti pensare che l’UNFCCC calcola che un albero assorbe ogni anno in media circa 10kg di CO2. Non a caso, il Protocollo di Kyoto, il trattato internazionale in materia ambientale, sostiene che la mitigazione climatica si possa realizzare non soltanto attraverso misure di prevenzione e riduzione delle emissioni di gas serra, ma anche con attività per la promozione dell’assorbimento forestale compensativo di CO2: riforestazione, piantare alberi su terreni che erano già occupati da piante ma che hanno subito la deforestazione; afforestazione, piantare alberi su terreni che non sono mai stati forestali.

Boschi urbani in Italia: il ruolo di privati, aziende e imprese

In Italia a svolgere azioni di imboschimento e riforestazione sono soprattutto i privati: si tratta nella maggior parte dei casi di aziende e imprese che si affidano ad enti e associazioni per avviare progetti di compensazione delle proprie filiere di produzione, grazie alla realizzazione di boschi urbani. Con queste operazioni, vengono generati crediti di CO2 (carbon credit), che, una volta certificati da enti terzi indipendenti, possono essere venduti. Stati e aziende hanno infatti un volume definito di emissioni di CO2 (diritti di emissione) e sono chiamati ad impegnarsi ad emettere CO2 in quantità pari o inferiore alle quote assegnate. In caso contrario il soggetto deve acquistare i crediti che gli mancano da altri soggetti più virtuosi in grado di vendere le proprie eccedenze.

Chi si occupa della riforestazione

I progetti di piantumazione e riforestazione finanziati in Italia si rivolgono in molti casi a territori in Africa, Sud America e Asia. Ma non mancano esempi di forestazione in Italia, come dimostra Rete Clima, ente no-profit che propone una filiera green di valutazione, riduzione e compensazione forestale nazionale delle emissioni di CO2 collegate all’esercizio aziendale. Rete Clima ha scelto di piantare boschi urbani in Italia, per chiudere sul territorio locale l’azione di disinquinamento dei gas serra. Inoltre, scegliendo di realizzare boschi urbani su suolo italiano, si ha massima tracciabilità dell’operazione che viene svolta e si permette ai cittadini di usufruire del bosco stesso.

In Italia le realtà che propongono un percorso di sostenibilità che passa attraverso la piantumazione e la gestione di boschi urbani sono numerose: strada simile a quella di Rete Clima è quella percorsa da AzzeroCO2 che supporta aziende ed enti pubblici nel migliorare la performance energetico-ambientale di strutture, edifici, impianti e processi, e offre anche la possibilità di compensare le emissioni di CO2 residue. Anche in questo caso la forestazione avviene soprattutto in Italia, con progetti localizzati, ad esempio, nel Parco Delta del Po Emilia Romagna. Tra i più conosciuti, c’è anche Treedom che consente di calcolare quanto pesa per l’ambiente il nostro stile di vita e propone agli utenti di piantare alberi nel sud del mondo: ogni albero sarà trapiantato da un contadino che se ne prenderà cura e sarà rintracciabile grazie alle coordinate GPS. 

Come nasce un bosco urbano? 

In primo luogo, è necessario calcolare le emissioni di gas ad effetto serra generate dall’attività del privato o dell’azienda con un metodo scientifico basato sul Life Cycle Assessment (LCA). Successivamente, le aziende si impegnano ad essere più sostenibili con l’utilizzo di tecnologie più efficienti o materie prime più ecologiche, con lo scopo di ridurre le emissioni di CO2. Infine, per compensare le emissioni vengono avviati progetti di creazione e tutela di foreste e boschi urbani.

In seguito, avviene la scelta del terreno per la piantumazione degli alberi: spesso i comuni italiani hanno aree anche di 2.000 mq completamente vuote e inutilizzate e in alcuni casi gli enti (e le aziende) si occupano sia delle spese di piantumazione che di quelle di gestione e manutenzione. Il comune quindi non dovrà tirare fuori neanche un centesimo, ma in cambio avrà un’area verde riqualificata e vivibile dalla cittadinanza.

Per quanto riguarda la scelta delle piante, la decisione viene presa in seguito allo studio del terreno e del regime climatico, per far sì che possano essere piantate specie autoctone. In generale, si prediligono querce, carpini, ontani, frassini. 

Quello che è più interessante, è che l’intenzione di un’azienda di percorrere la via della sostenibilità  produce benefici importanti per la collettività: dalla fruizione dell’area da parte dei cittadini alla termoregolazione, dalla preservazione della biodiversità locale all’assorbimento degli inquinanti. 

La compensazione degli internauti

Secondo il Dr. Alexander Wissner-Gross, attivista ambientale e fisico di Harvard, un sito web produce una media di circa 0,02 g di CO2 per ogni visita. Assumendo 15.000 pagine visitate al mese, questo si traduce in 3,6 kg di CO2 l’anno, produzione legata soprattutto al funzionamento dei server. Calcolando, prudentemente, che un albero possa assorbire in media 5 kg di CO2 l’anno e che vive circa 50 anni, Co2Neutral afferma che, piantando un albero, un blogger può scrivere per 50 anni compensando le proprie emissioni.

Giorgia Fanari

Giornalista, blogger, ambientalista. Testa rossa, sempre. Amo i viaggi, la fotografia e la tecnologia.