Con Zerocalcare il mammuth sale sulla metro B a Rebibbia

Un buon motivo per andare a prendere la metro a Rebibbia? Il murales di Zerocalcare, al secolo Michele Rech, il fumettista romano autore di un bellissimo, divertentissimo e seguitissima blog, nonché di numerosi libri, tra cui “Dimentica il mio nome”, uscito a ottobre 2014.

 

Ieri Zerocalcare ha passato l’intera giornata al lavoro sotto gli occhi curiosi dei passanti. Non si è concesso nemmeno un attimo di pausa, considerando che durante il pranzo è stato preso d’assalto da numerosi fan che chiedevano un autografo e una foto. Zero è stato gentile e disponibile, si sentiva a casa mentre si concedeva ai cittadini del quartiere e dava vita alla sua opera sul muro esterno della stazione di Rebibbia. In fondo, deve essere stato davvero un onore per lui regalare un po’ della sua arte al quartiere che lo ha visto crescere. Meno a suo agio davanti a fotografi e telecamere, invece. “È la cosa più imbarazzante che mi sia capitata in vita mia. E ne ho fatte di cose imbarazzanti”, ha affermato mentre i fotografi lo immortalavano con alle spalle la sua opera. Ecco, come si fa a non volergli bene?

Nel tardo pomeriggio, l’opera di Zerocalcare è stata completata: sul muro appare un enorme mammuth che porta sul dorso l’intero quartiere di Rebibbia. Perché un mammuth?  Ve lo facciamo spiegare direttamente da Zerocalcare.

Ma a colpire è anche la scritta sopra il mammuth: “Welcome to Rebibbia. Fettuccia di Paradiso stretta tra la Tiburtina e la Nomentana. Terra di Mammuth, tute acetate, corpi reclusi e cuori grandi”.

Emozionatevi e poi prendete la metropolitana.

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L’iniziativa è stata possibile grazie alla consolidata partnership tra Atac e “Più libri più liberi”, la fiera nazionale dedicata all’editoria indipendente promossa da AIE (Associazione Italiana Editori) ed ha impegnato Zero e un team di aiutanti per svariate ore sotto gli occhi di fans e passanti. Un esempio di come anche i fumetti e la street art possano contribuire alla bellezza ed al decoro della nostra città proprio come è accaduto nella stazione Spagna della metro A e con l’opera del tedesco Clemens Behr nella sede Atac di Garbatella.

Giorgia Fanari

Giornalista, blogger, ambientalista. Testa rossa, sempre. Amo i viaggi, la fotografia e la tecnologia.